Allattamento: la forza silenziosa delle madri
- Hillary Giusy Oliva
- 23 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 27 lug 2025
Essere mamma è un viaggio che ti cambia la vita. Lo senti fin dentro le ossa, ma soprattutto nel cuore.
Da fuori può sembrare tutto semplice, quasi istintivo. Un gesto naturale, un flusso spontaneo. Eppure, dietro ogni immagine idilliaca, si cela una realtà ben più complessa:
una fatica invisibile, un impegno continuo, una forza silenziosa che solo chi vive davvero l’allattamento può comprendere.

📚 Quando la teoria non basta
Come professionista, conoscevo tutto. Avevo studiato, approfondito, consigliato.
Sapevo dell’importanza del contatto pelle a pelle, dei benefici immunologici, dello sviluppo affettivo e cerebrale sostenuto dal latte materno. Sapevo che il latte cambia in base alle esigenze del bambino, che è sempre perfetto, sempre adatto.
Ma da mamma, ho scoperto un'altra verità: la teoria è solo una delle due facce della medaglia. L'altra… è fatta di notti insonni, di dubbi, di stanchezza cronica. È fatta di seno che tira, che brucia, che esplode.
È il pianto del bambino che non si consola, la ricerca di una posizione comoda quando comoda non esiste. È quella fame continua che senti solo tu. E non è fame di cibo: è fame di tregua.
💬 La mia esperienza: tra dubbi, amore e poppate infinite
Sapete quante volte ho pensato di smettere?Tante. E credetemi, non potete nemmeno immaginarlo. Quando la stanchezza era troppa.
Quando la notte era solo una lunga sequenza di micro-sonni spezzati. Quando i pomeriggi sembravano infiniti, con lui sempre attaccato al seno. Non per fame, non sempre… ma per bisogno. Di conforto, di contatto, di casa.
Mio figlio è un bimbo che si consola attaccandosi.
Lo posso coccolare, lo posso tenere in braccio, cantargli dolci melodie… ma quel gesto, quell’attaccarsi, è per lui il vero rifugio.
Con l’inizio dello svezzamento ho pensato: “Ora le poppate diminuiranno”.
E in effetti ci sono stati momenti in cui accadeva.
Ma poi… sono spuntati i primi dentini. E il bisogno è tornato.
E se si fa male? Si attacca. E se raggiunge un nuovo traguardo, come gattonare, alzarsi in piedi, fare due passetti? Si attacca.
Per lui il seno è sicurezza, è celebrazione, è ritorno. E ora che ha deciso lui di non voler più il ciuccio, le poppate sono ancora parte della nostra quotidianità.
Sono ancora il suo modo di ricaricarsi, di cercare me, di dire "ci sono", "ho bisogno", "sto crescendo, ma ho ancora bisogno del tuo abbraccio che sa di latte".
🤱 L’allattamento è amore, ma anche sacrificio
Nessuno ti dice davvero quanto può essere difficile.
Quanto può pesare non poter delegare.
Anche solo uscire mezz’ora – per respirare, per comprare il pane, per ritrovarti – può trasformarsi in un’ansia da prestazione:
"Avrò tirato abbastanza latte?"
"E se piange, chi lo consola?"
E poi c’è la solitudine. Sottile, muta, discreta.
Quella che arriva quando sei seduta sul divano, con il bimbo attaccato al seno, mentre tutti dormono o fanno altro.
E tu sei lì, fiera e fusa, felice e svuotata.
Perché sì, l’allattamento ti dona, ma ti chiede anche tanto.
💪 Ma ogni goccia vale
Eppure…
Ogni fatica, ogni lacrima, ogni rinuncia… vale tutto.
Perché quando guardo mio figlio che si nutre, con quella fame di vita negli occhi, sento una potenza che mi attraversa.
Una fierezza primordiale.
Il mio latte è la sua forza.
La sua crescita.
Il suo sorriso dopo la febbre.
La sua difesa contro il mondo.
Mi è bastato vederlo guarire prima di me da un’influenza che io mi portavo addosso da giorni. Lui, piccolo, ha vinto prima di me.
E io… l’ho nutrito anche con la mia resistenza, con i miei anticorpi, con l’amore che il mio corpo ha saputo trasformare in cura.
🌿 In conclusione: allattare è un atto d'amore, ma anche di resistenza
L’allattamento non è solo nutrimento: è presenza costante, è dono quotidiano, è adattarsi mille volte in un giorno e mille volte la notte.
È condivisione del corpo, del tempo, dello spazio mentale.
È un’esperienza che può essere meravigliosa e faticosa allo stesso tempo. E va bene così.
Non c’è un modo giusto o perfetto per essere madre.
Non c’è una modalità universale per allattare.
C’è il tuo modo, quello che ogni giorno costruisci con coraggio, amore e istinto.
E quello… è già perfetto, perché è vostro.
📣 Apriamo un dialogo
In un mondo che spesso idealizza la maternità, raccontare la verità è un atto rivoluzionario.
Parlare di stanchezza, di fallimenti apparenti, di desideri e bisogni non è lamentarsi: è prendersi cura della propria salute mentale.
È educare la società a guardare alla maternità non come a un’immagine patinata, ma come a un percorso reale, fatto di cadute e di rinascite.
💌 Se sei arrivata fin qui a leggere, sappi che ti abbraccio. Forte.
E che ogni tua sfumatura di mamma – fragile, forte, dubbiosa o sicura – ha un valore immenso.
Non sei sola. Siamo tante.
E insieme, cresciamo.
Con affetto,
Hillary



Commenti